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DIFFAMAZIONE E GIUSTIZIA SPORTIVA

DIFFAMAZIONE E GIUSTIZIA SPORTIVA

Quale relazione tra la giustizia ordinaria e la giustizia sportiva nel caso in cui nell’ambito delle competizioni sportive venga commesso il reato di diffamazione?

L’ambito sportivo in generale, (e non solo il calcio), appassiona milioni di italiani che quotidianamente esprimono commenti e suggerimenti di ogni sorta a qualunque livello agonistico o amatoriale che sia, nei confronti di società, atleti, arbitri.

La Giustizia sportiva è da sempre molto attenta a sanzionare tramite la sezione disciplinare del Tribunale Federale, i tesserati che eccedono i limiti sanciti dal codice della Giustizia sportiva all’art. 1 bis comma 1,  che impone a tutti i tesserati i doveri di “lealtà correttezza e probità oltre che dai regolamenti per le varie discipline sportive che si uniformano al Codice.

In questa ottica il reato di diffamazione previsto dall’art art.595 del Codice Penale è sanzionato in ambito sportivo in modo concorrente e non alternativo seppur ovviamente con pene differenti.

La Giustizia ordinaria fa il suo corso in sede penale o civile su istanza della persona offesa, e la Giustizia sportiva, una volta attenzionata emette in tempi rapidissimi provvedimenti disciplinari nei confronti dei tesserati che si concretizzano in squalifiche, ammende, inibizioni.

La tutela dunque come si diceva è concorrente non alternativa e in caso di commissione di reati non è necessario chiedere alcuna deroga al Consiglio Federale per procedere con la giustizia ordinaria

Il Tribunale Nazionale dell’arbitrato per lo Sport nel lodo Guerra/ FIGC (prot. n. 1577 del 21.07.2010)  ha proprio espressamente detto infatti che: “ l’articolo 30, comma 2 dello Statuto della FIGC, disciplina il «vincolo di giustizia», mantiene intatta la sua portata e validità nell’ambito dell’autonomia dell’ordinamento sportivo, riconosciuto e favorito dalla Repubblica, ma si infrange laddove impatta con la materia penale, e quindi con reati che, a prescindere dalla loro azionabilità per querela di parte o di ufficio, impongono l’intervento esclusivo del giudice ordinario.

Ed invero, non può essere accolto l’argomento proposto dalla FIGC secondo il quale è lasciata ai singoli la possibilità di fare istanza al Consiglio Federale per ottenere una deroga che li autorizzi ad adire gli organi giurisdizionali dello Stato.

Porre tale obbligatorio adempimento procedimentale a carico di colui che ha subito gli effetti di condotte ascrivibili a ipotesi di reato per poter adire gli organi della giustizia ordinaria, infatti, non solo renderebbe meno efficace la tutela che l’ordinamento generale assicura alla persona offesa da un reato, ma finirebbe anche per affievolire lo stesso effetto di deterrenza delle norme penali nell’ambito sportivo.

E poiché “subordinare l’esercizio dell’azione penale all’autorizzazione del Consiglio Federale vorrebbe dire porsi in contrasto con i principi di uno Stato costituzionale, come chiaramente esplicitati agli artt. 24 e 25 Cost. l’irrogazione di una sanzione disciplinare per non aver ottemperato alla richiesta di autorizzazione in parola, non può non confliggere con le citate norme costituzionali” ( si veda sul punto anche lodo Setten/Treviso contro FIGC)

La pronuncia sopra riportata stabilisce che la tutela in caso di commissione di reati è un diritto costituzionalmente garantito e non può essere compressa o derogata ad altri organi che non siano quelli istituzionali.

Troviamo numerosi esempi di sanzioni irrogate dalla Giustizia sportiva per diffamazione utilizzando i media:

Con delibera del 12/13 settembre 2015 il Consiglio Federale della FIH /Federazione Italiana Hockey) ha deciso di recedere dal contratto stipulato con Fernando Ferrara (Senior Coach”, dall’1 gennaio 2014 al 31 dicembre 2016, e responsabile tecnico – sportivo della Squadra Nazionale femminile Senior e Under 21), per le seguenti motivazioni:

– per aver dichiarato, mediante una intervista rilasciata in data 28 luglio 2015 al quotidiano La Nuova Sassari, che “la Federazione ha deciso di interrompere definitivamente e in maniera inattesa il progetto denominato Road to Rio 2016”, nonché per aver asserito che “questa decisione ha costituito una sorpresa anche per il sottoscritto” e “anche per le ragazze è stato un vero e proprio colpo basso”;

– per aver nuociuto, con tali dichiarazioni, alla serenità dell’ambiente tanto che alcune delle ragazze “hanno aperto un profilo su Facebook dove è stata ripetutamente attaccata la Federazione”;

il Tribunale Federale con decisione 1 febbraio 2017 (Ferrara/ Federazione Italiana Hockey) ha sanzionato l’allenatore adducendo le seguenti motivazioni:

Per aver pronunciato, in un contesto di pubblica diffusione, espressioni offensive nei confronti della FIH sia negli articoli pubblicati su Facebook e sul giornale Nuova Sassari sia in occasione dell’intervista televisiva rilasciata il 14.8.2015 al TG3 Regionale presso il campo di hockey dell’Amsicora di Cagliari, in q. di allenatore della Nazionale femminile di Hockey, indossando, inoltre, in tale contesto la maglia della Federazione Italiana Rugby e comunque contravvenendo ad esplicite disposizioni del contratto firmato con la FIH; con conseguente violazione dell’art. 1, commi 1 e 3, e art. 57 c. del Regolamento di Giustizia FIH in relazione all’art. 11, commi 1 e 2, della Statuto federale FIH 2015;

b) II diritto di critica non deve in ogni caso travalicare i limiti della corretta convivenza civile e non può sfociare in affermazioni di natura offensiva lesive dell’onorabilità del destinatario di essa;

c) Le espressioni esprimono ex se una valenza denigratoria ed altamente negativa nei confronti della FIH; pertanto sono stati violati i criteri di rispetto e di educazione ed i principi di lealtà, correttezza e probità che devono caratterizzare i rapporti tra soggetti federali e a tali principi non sono ispirate le menzionate espressioni utilizzate dal soggetto interessato”.

Con decisione dell’1 febbraio 2017, il Tribunale Federale ha accolto le tesi della Procura e ha disposto la sospensione per mesi tre del sig. Ferrara.

E ancora Juventus Vs Napoli (giugno 2018), i giovani calciatori della Juventus fc under 15 dopo la vittoria in semifinale per 3-0 contro il Napoli postano sui propri social network (Instagram e Facebook) i video dei loro festeggiamenti.

Uno di questi video desta però l’attenzione dell’opinione pubblica e soprattutto della Procura Federale della FIGC. Questa la frase incriminate : “ abbiamo un sogno nel cuore Napoli usa il sapone”.

La Juventus Fc e la FIGC decidono di condividere un comune percorso formativo per i giovani tesserati coinvolti e viene emanato il seguente comunicato: “… Al fine di tutelare i principi di lealtà e correttezza sportiva, la FIGC e la Juventus  hanno condiviso per i ragazzi della formazione under 15 bianconera un percorso formativo, che inizierà immediatamente nei giorni successivi alla gara in questione, sulle tematiche del rispetto dell’avversario e del corretto uso degli strumenti digitali.”

La vicenda però come detto era stata segnalata alla Procura Federale della FIGC.

Nel dicembre 2018 il Tribunale Federale (sezione disciplinare) sanziona con una giornata di squalifica i 25 giocatori della Juventus FC under 15 e condanna la Juventus FC al pagamento di un’ammenda di €.6.000,00. 

Dunque non tutti i commenti e i comportamenti in ambito sportivo vanno esenti da punibilità e dove non può arrivare la Giustizia Sportiva (che si rammenta ha competenza solo sui propri tesserati) arriva la Giustizia ordinaria.

E’ dei giorni scorsi la notizia che il procuratore sportivo di Mario Balotelli Carmine Mino Raiola, è stato condannato attraverso un decreto penale del Gip del Tribunale di Ravenna a tre mesi di reclusione convertiti in una multa da 6.750 euro per diffamazione aggravata nei confronti dell’ex ct della Nazionale Arrigo Sacchi, che aveva sporto denuncia querela all’indomani della partita del 7 settembre 2018 tra Italia e Polonia.

Sacchi, intervistato in radio nel contesto di ‘Deejay football club‘, aveva dato una opinione sia sui giovani nazionali sia sul continuo tentativo di recupero dell’attaccante Mario Balotelli.

Il procuratore, quattro giorni dopo si era espresso su Sacchi con la frase rimbalzata sul web «Con le sue parole, Sacchi ha dimostrato di non avere né intelligenza, né classe (…) le parole di Sacchi su Balotelli confermano quello che tutti pensano ma che non hanno il coraggio di dire: è fuso e ormai mi fa solo pena»

Il Gip su richiesta del Pm ha ritenuto tale commento diffamatorio commesso con l’aggravante dell’uso del mezzo internet ed ha comminato all’imputato la relativa pena.

Marina Manfredi

Laurea Magistrale conseguita presso l'Università Statale di Brescia. Avvocato cassazionista con specializzazione nei reati commessi nei confronti dei soggetti deboli, acquisisce esperienza nel settore legale della navigazione online a tutela della privacy. Iscritta all'Associazione Avvocati Sportivi Italiani e all'albo dei giornalisti cat. Pubblicisti.

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