Archivio mensile Febbraio 25, 2020

VITTIMA DI REVENGE PORN LICENZIATA: DANNO D’IMMAGINE

I video della donna, 40 anni di Brescia, erano stati diffusi illecitamente ed aveva quindi presentato denuncia alle autorità. Da parte del suo datore di lavoro è però scattato il licenziamento

Prima emarginata da colleghi e superiori, poi licenziata. Vittima due volte: è la storia incredibile di una 40enne bresciana, professionista nel mondo della medicina e protagonista di un caso di revenge porn. Dopo che le minacce e la persecuzione telefonica l’avevano raggiunta anche sul posto di lavoro, lo studio con il quale collaborava le ha consegnato la lettera di dimissioni. La donna ha deciso di impugnare il licenziamento

I video hot, che la donna aveva personalmente girato e inviato a un amante due anni fa, erano diventati pubblici e virali tanto da finire in chat aperte anche in Sudamerica. L’hanno chiamata da ogni parte del mondo perché con i filmati era pure allegato nome, cognome, professione e numero di telefono. In alcuni casi il cellulare della 40enne era stato associato a immagini pedopornografiche.

È stata la stessa vittima a presentare denuncia in Procura a Brescia: tre persone sono iscritte nel registro degli indagati per revenge porn. Quelli cioè che la donna sapeva con certezza avessero i video incriminati. In un supplemento di denuncia ha poi fatto un’altra ventina di nomi di persone che dopo aver ricevuto i filmini li hanno condivisi.

La 40enne ha denunciato persino l’esistenza di una chat di carabinieri e polizia nella quale sono girate le immagini hot senza che nessuno sia intervenuto per bloccare o per denunciare il caso. Da Brescia, a Torino, fino al Sud Italia.

Ora, dopo giorni di mail incrociate tra avvocati, uno degli studi, a Cremona, dove la donna lavorava, ha firmato la lettera di licenziamento immediato per “danno di immagine”. Il responsabile della struttura sostiene di ricevere chiamate da uomini che vogliono un appuntamento con la professionista “senza far riferimento alla problematica da affrontare e senza lasciare recapito telefonico e rifiutano di vedere un altro medico”.

Fonte: TG Com24
CLICCA QUI e leggi tutto l’articolo con le dichiarazioni della vittima (della quale si mantiene l’anonimato) del vice ministro dell’Interno Vito Crimi e della consigliera regionale Pd del Lazio Michela Di Biase

DIFFAMAZIONE ONLINE OSPITE DI ÈLive TV | VIDEO

L’avvocato Marina Manfredi è stata ospite della trasmissione Sette&Mezza condotta dal giornalista Paolo Bollani.
Nella trasmissione si sono toccati argomenti come diffamazione, cyberbullismo e revenge porn.
Di seguito il video della trasmissione integrale andata in onda in diretta nella serata del 17 Febbraio 2020.

TOUR NELLE SCUOLE PER UN WEB SICURO

Si è concluso il “progetto scuole” che ha visto impegnato il team di Diffamazioneonline per circa un mese. Una serie di incontri tenuti con gli studenti delle scuole superiori sul tema dei pericoli che il web può riservare ai naviganti.

Il team di diffamazioneonline è salito in cattedra a spiegare a circa 400 studenti, quali sono i pericoli del web e i rischi di attività che possono portare ad una denuncia o a fenomeni dei nostri giorni come sextortion, adescamento online e revenge porn.
In una serie di incontri tenutisi presso gli istituti di Brescia Andrea Mantegna (Alberghiero) e Astolfo Lunardi (tecnico ad indirizzi commerciali), gli avvocati Stefania Giribaldi (del Foro di Cremona) Lara La Piscopia (Del Foro di Milano), e Marina Manfredi (del Foro di Brescia) hanno esaminato i risultati di un breve test a cui gli studenti hanno risposto attraverso una piattaforma web che pubblichiamo qui di seguito.

Dai risultati dei test e dai successivi incontri, si evince quanta poca informazione ancora ci sia tra i giovani sul tema e quanti rischi corrano i ragazzi inconsapevolmente  ogni giorno sul web. Questo test mette anche in evidenza quanto gli adolescenti siano esposti a commettere o subire reati di cui poi pagano spesso conseguenze pesanti.
Gli incontri hanno avuto una scaletta studiata appositamente per attirare l’attenzione dei ragazzi. Il videoclip della canzone Vorrei ma non posto di J-AX e Fedez che è ormai datato per la velocità con cui sui social passano le mode, ma ancora attualissimo per i contenuti, ha aperto gli incontri. Di questo brano l’Avvocato Marina Manfredi ha “spezzettato” ogni frase commentando con i ragazzi i passaggi salienti ed il messaggio che i due artisti hanno voluto lanciare ai giovani oltre al discorso musicale.
Attraverso questo e a racconti di vita d’attualità, si è cercato di rendere i ragazzi consapevoli e che solo attraverso la conoscenza delle regole si possono fare delle scelte, infatti solo sapendo i significati delle parole queste possono essere usate nel modo corretto: non solo per condividere ma soprattutto per vivere la vita.
Di seguito l’Avvocato Stefania Giribaldi ha illustrato come agire nell’immediatezza indicando in termini pratici quali sono le prime azioni da mettere in atto per conservare le prove della diffamazione utili poi in caso di denuncia. Istruzioni pratiche e una sorta di vademecum da applicare nell’immediatezza del fatti. Infine l’Avvocato Lara La Piscopia ha riportato tragici esempi di come il web possa rovinare la vita. Le storie di Tiziana Cantone e Michela De Riu, morte suicide a seguito di riprese e pubblicazioni hard a loro insaputa, hanno dato il via ad un interessante ed aperto confronto tra professionisti e studenti.

Visto il successo ottenuto dall’iniziativa, il team di diffamazioneonline, ringraziando studenti, dirigenti e docenti degli Istituti Andrea Mantegna e Astolfo Lunardi di Brescia, si prepara già per una nuova serie di incontri in vista del prossimo anno scolastico ed è al vaglio anche la possibilità di effettuare incontri con i genitori e i docenti che si sono mostrati interessati all’iniziativa.

L’INGIURIA SUL WEB DOPO LA DEPENALIZZAZIONE

Con il D.Lgs. nn. 6 e 7 del 15/1/2016 il reato di ingiuria è stato depenalizzato. Vediamo come è cambiata la normativa, come difendersi e altri aspetti importanti su questo ormai ex reato

Molti esperti di diritto sostengono che, a seguito della depenalizzazione del reato di ingiuria sia più difficile dimostrare la colpevolezza attraverso prove certe e tangibili.
In un processo penale, infatti, la sentenza può essere emanata solamente sulla base delle dichiarazioni della vittima, mentre in quello civile è necessaria la testimonianza di terzi per confermare un illecito.
Risulta ovvio, però, che non sempre le persone sono disposte a partecipare a un processo in Tribunale. Inoltre, il testimone deve avere assistito in prima persona all’ingiuria.

Uno dei metodi più efficaci per dimostrare i fatti è registrare di nascosto la discussione attraverso una specifica app sullo smartphone, ma anche in questo caso è improbabile poter prevedere il momento esatto in cui un interlocutore possa offendere l’onore e la reputazione di un altro soggetto, per potere attivare la registrazione.
Se l’ingiuria avviene tramite i social network, ad esempio Facebook, è più facile potere avere delle prove a disposizione, ad esempio la stampa dello schermo, detta screenshot, in alcuni casi può essere considerata una prova attendibile, se non viene contestata dalla controparte per essere una riproduzione meccanica facilmente alterabile.
In questo caso i testimoni potrebbero dichiarare di avere letto il post con il messaggio incriminato, prima che venisse cancellato dall’autore.

Risarcimento del danno da ingiuria

Abbiamo detto che, a partire dal 2016 è molto più difficile dimostrare di avere subito una ingiuria. Il reato, infatti, è stato depenalizzato, ed ora non è più possibile procedere a livello penale.
La vittima, quindi, può denunciare l’accaduto in un giudizio civile di fronte a un Giudice di Pace o in Tribunale se il fatto è più grave, per ottenere il risarcimento dei danni.
La questione più importante, come abbiamo sottolineato nel paragrafo precedente, riguarda le prove da portare in giudizio per supportare i fatti. Senza documentazioni o testimonianze è impossibile procedere.
Dopo avere recuperato le prove, la vittima anticipa le spese per l’avvocato e per la causa ordinaria, considerando che la durata di un processo civile può essere anche molto lunga. Un individuo in difficoltà economica può avvalersi del gratuito patrocinio.
Tuttavia, per le cause con importo inferiore a 50.000, prima del giudizio vero e proprio, l’avvocato deve procedere alla cosiddetta negoziazione assistita con la controparte. Attraverso una comunicazione scritta, il legale, cerca infatti di trovare un accordo, per tentare di ovviare alla causa in tribunale, visti i tempi molto lunghi della giustizia italiana. 
Va sottolineato anche che, l’illecito di ingiuria si prescrive in 5 anni, quindi la vittima può agire solo entro tale limite temporale, per potere ottenere un risarcimento danni.

Come può difendersi la vittima?

Prima di essere depenalizzato il reato di ingiuria prevedeva una pena alla reclusione fino a 6 mesi o una sanzione pecuniaria fino a 516 euro. Nella realtà dei fatti ciò accadeva di rado, in quanto molti procedimenti finivano quasi sempre in prescrizione, e per i fatti più lievi il caso veniva archiviato senza applicare alcuna pena.
Quindi possiamo dire che, anche prima della depenalizzazione stabilita dalla legge del 2016 il colpevole non veniva punito. 
La vittima aveva comunque la possibilità di citare in giudizio civile il soggetto per chiedere un risarcimento del danno.
A seguito dei cambiamenti normativi del 2016, le cose sono cambiate parecchio. Ora è prevista solo una sanzione civile, cioè una multa che varia da 100 a 8.000 euro. Se si tratta di un’ingiuria aggravata, cioè, commesso in presenza di più persone, la sanzione pecuniaria è superiore, tra 200 e 12.000 euro.

Ma come deve agire la vittima?

A seguito delle novità introdotte negli ultimi anni una persona che ha subito un’ingiuria non deve più fare una querela presso i carabinieri, ma deve intentare una causa civile per ottenere il risarcimento danni.
Se la somma richiesta è inferiore a 5000 euro la questione sarà discussa davanti al Giudice di Pace, in caso contrario la competenza sarà del Tribunale.

Le tempistiche per una causa civile possono essere anche molto lunghe, a seconda del carico di lavoro dei difensori e del magistrato e del numero di testimoni, in ogni caso solitamente non è mai inferiore ai 3 anni.

Il Giudice può condannare il colpevole al pagamento:

  • dei danni provocati alla vittima
  • delle spese processuali
  • di una sanzione civile alla Cassa Ammende dello Stato

Se la persona offesa decide di non agire in Tribunale, limitandosi a scrivere una lettera di diffida, non verrà applicata alcuna sanzione civile e il responsabile resterà impunito, non essendo un illecito perseguibile d’ufficio.

Differenze tra ingiuria, diffamazione e calunnia 

Per completare l’analisi in merito al significato di ingiuria nella giurisprudenza italiana, è utile chiarire quali sono le differenze tra la diffamazione e la calunnia, per alcuni versi simili, ma in realtà con peculiarità molto diverse tra loro. Molto spesso, infatti, i reati vengono confusi tra loro, e i termini stessi vengono usati quasi come sinonimi.
Abbiamo detto che si tratta di ingiuria quando viene leso l’onore e il decoro di una persona che è presente nel momento in cui vengono pronunciate le parole e le frasi offensive. Se la vittima non è presente, però, l’illecito è diverso e si tratta di diffamazione, cioè di una lesione alla reputazione altrui, fatta comunicando con terzi mentre il diretto interessato non è presente. Si verifica una calunnia, invece, quando una persona viene accusata ingiustamente di fronte a una pubblica autorità, in riferimento a fatti non veri.